Cento misure, un taglio solo

For this blog post, my non Italian-speaking friends will have to Google translate – sorry! 🙂

Uno degli obiettivi di questo mio sabbatico è di passare più tempo con i miei genitori a fare insieme qualcosa di più produttivo che coltivare carote su Hey Day… ehem! Durante la prossima primavera l’idea è di progettare il design per il giardino di casa a Londra e realizzarlo con papà. Il progetto dell’autunno, invece, è stato imparare a cucire, o almeno iniziare a capire come si fa, con l’aiuto di mamma.

Mamma con la sua macchina nuova fiammante, che le abbiamo regalato per il compleanno del 27 ottobre.

Prima di diventare campionessa mondiale di Candy Crush, infatti, mamma è anche stata una provetta sarta. Sapevo che da ragazza aveva lavorato in una fabbrica di vestiti per qualche mese; solo ora ho capito che in realtà ci lavorò quasi 3 anni! Ho ricordi chiari, invece, di quando negli anni ’90 cuciva vestiti a mano in casa per me e mia sorella. Di quegli anni, oltre ai ricordi, sono rimaste anche cataste di riviste: La mia Boutique, Capacissima e la bibbia del cucito, Burda; al mio arrivo in Italia mi aspettavano, pronte in pila, un po’ ingiallite ma superbamente conservate. Da qui, abbiamo cominciato il nostro progetto.

Anche tu nella vita hai “misurato una volta e tagliato cento”? Vuoi scoprire come cucire un vestito in 15 facili steps (e altrettanti sbrocchi)? Continua a leggere!

Cucire un vestito in 15 steps (e altrettanti sbrocchi)

1) Scegliere la stoffa 

In un mondo ideale, bisognerebbe prima scegliere quale vestito si vuole realizzare, e solo dopo comprare la stoffa. Noi invece abbiamo fatto, giustamente, il contrario! Sabato 21 ottobre al mercato di Avezzano abbiamo trovato dei begli scampoli di jersey e ne abbiamo presi uno nero e uno a rombi sulle tonalità dell’arancione, che fa molto autunno.

2) Scegliere il modello 

Abbiamo quindi sfogliato le millemila riviste, scansando abilmente i rigurgiti anni ’80 più spinti, alla ricerca di un modello che fosse anni ’90 ma non troppo. Quando stavamo per perdere le speranze, è comparsa lei, la sempre attuale TUTA!

Cominciare da un modello semplice, no? Mi direte. E invece no: abbiamo scelto un vestito con difficoltà 3 su 4. Sbem!

3) “Ricacciare” il modello 

La domenica mattina è stata dedicata a ricavare (“ricacciare”, come dice mamma) i pezzi del cartamodello. 

Visto che le riviste di cucito contengono modelli per decine e decine di vestiti diversi, se ci fosse un foglio di carta per ogni modello la rivista diventerebbe spessissima. Per questo motivo, i pezzi di più modelli vengono disegnati sullo stesso foglio, che finisce per sembrare una specie di mappa ipercomplicata.

I profili dei pezzi di ciascuno modello sono cotrassegnato da un tipo di tratteggio specifico. Ogni pezzo è numerato sulle istruzioni e i numeri sono anche riportati sul bordo superiore del foglio; scorrendo il foglio in verticale in corrispondenza del numeri in alto, quando incontri il tratteggio giusto… bingo! Ecco il tuo pezzo! Ora non ti resta che ricalcarlo sulla carta velina; per fare questo ci sono almeno due modi: 

A – sovrapporre la carta velina sul cartamodello e disegnare in trasparenza. Ci vuole carta molto sottile e buona vista, che ho il sospetto peggiori in modo direttamente proporzionale alla frequenza con cui si fa questa operazione…

B – sovrapporre il cartamodello alla carta velina, frapporre un foglio di carta carbone e disegnare i contorni dei pezzi con una matita, o meglio con qualcosa di appuntito che non scriva e non tagli (come la punta di un uncinetto, mamma-style).

Noi abbiamo scelto l’opzione A, tranne che per un pezzo che era molto complicato – perché oltre ai bordi aveva anche il segno delle asole, altri segni che indicano dove attaccare i pezzi adiacenti, e alcuni rombi che mamma chiama “cugni” (anche detti cunei), che vanno cuciti per arricciare la stoffa.

4) Tagliare la stoffa 

Domenica pomeriggio abbiamo cominciato a pianificare come tagliare la stoffa. 

Non ci è voluto molto per capire che uno scampolo solo non sarebbe bastato per ricavare tutti i pezzi necessari per la tuta, quindi abbiamo deciso di usare entrambi gli scampoli e farla bicolore. Perché non complicarsi la vita, quando si sta cucendo il primo vestito in assoluto (me) e il primo degli ultimi 30 anni (mamma)? Ho quindi cominciato a colorare il disegnino del modello con l’app delle foto per simulare diverse combinazioni di colori, come nelle immagini qui sotto: 

Alla fine abbiamo scelto l’opzione a sinistra, perché mi sembrava più sobria e meno “Arlecchino”. 

Abbiamo quindi sovrapposto i due scampoli di stoffe facendo attenzione a far corrispondere il “dritto filo”, cioè la direzione meno cedevole della tessitura. 

Poi abbiamo steso i pezzi del cartamodello in modo che ci fosse abbastanza spazio tra loro – 2 centimetri oltre il profilo della carta – e nel contempo cercando di minimizzare lo spreco di stoffa (che non si sa mai…).

Erano le 20.30 di domenica sera: 

– Perché non ci dormiamo su e domani, a mente fresca, tagliamo? – chiesi a mamma e papà. 

– No, che ci vuole! Mo co’ 10 minuti abbiamo tagliato! – mi fu risposto. 

Non sapevamo che quei 10 minuti ci sarebbero costati ore ed ore di lavoro extra…

5) Passare i “punti lenti”

Il lunedí abbiamo passato i punti lenti: abbiamo cucito a mano i pezzi di stoffa della stessa forma, a filo di cartamodello, lasciando molto filo, a punti alterni. Una volta cucito tutto, mamma ha allontanato i pezzi di stoffa e tagliato i punti, lasciando i fili attaccati. Questa operazione sarebbe servita a creare una linea tratteggiata lungo la quale cucire. Un’alternativa con lo stesso risultato sarebbe disegnare col gesso il profilo del cartamodello sulla stoffa. 

6) Imbastire

Dopo qualche giorno di pausa nei lavori, siamo passate ad imbastire, cioè ad attaccare tra loro i pezzi di stoffa con una cucitura a mano leggera e temporanea, per poter misurare il vestito addosso. 

È in questa fase che ci siamo rese conto di aver saltato un passaggio nel tagliare le stoffe: non avevamo messo la parte interna degli scampoli una contro l’altra – stile panino. Cosí facendo i pezzi non erano simmetrici, ma uguali. Per una buona mezz’ora di panico, abbiamo seriamente temuto che tutto il progetto fosse da mandare a monte. Poi, a mente fredda, abbiamo capito che, fortunatamente, mentre la stoffa a fantasia non si può capovolgere, la stoffa nera è allegramente double-face. Unico problema: il design mezzo nero e mezzo fantasia in verticale non era più possible – tornava prepotente Arlecchino. 

Il detto “cento misure, un solo taglio” (“measure twice, cut once” in inglese) non fu mai più vero!

7) Ri-misurare

Dopo l’imbastitura, ho messo addosso “la bozza” della tuta per la prima volta. Che emozione!

8) Cucire!

Durante tutto il progetto, io sono stata praticamente l’assistente di mamma, svolgendo principalmente i compiti più facili. Se vi state chiedendo se effettivamente ho cucito qualcosa… ebbene sí, l’ho fatto e ce n’è una prova video (che WordPress non mi fa caricare… )

9) Rifinire a zigzag

Dopo aver cucito, abbiamo rifinito, cioè abbiamo cucito uno zigzag a circa un centimetro alla cucitura principale ed eliminato la stoffa in eccesso, tagliando a contatto con il filo dello zigzag.

Aggiornamenti dalla regia: mentre scrivo questo post, mamma mi dice che il procedimento più standard prevede che la rifinitura a zigzag vada fatta prima di imbastire; noi l’abbiamo fatta dopo aver cucito. È questa la maestria: conoscere le regole per sapere quando si può contravvenirle e produrre comunque dei capolavori! 🙂

10) Fare l’orlo alle gambe e alle maniche

Altro passaggio cruciale è rifinire l’orlo delle gambe e delle maniche. Anche qui è importantissimo prendere le misure. Memori del patatrac di cui sopra, abbiamo esagerato un bel po’ in lunghezza, per non rischiare.

11) Ri-misurare

Abbiamo quindi misurato di nuovo la tuta addosso a me… e infatti le gambe dovevano essere allungate un centimetro per essere perfette. Non avendo tagliato l’eccesso di stoffa abbiamo potuto scucire e aggiustare.

12) Cucire il collo

Sempre per minimizzare l’effetto Arlecchino, volevamo dare una minima continuità ai colori tra pezzi adiacenti. Per questo motivo la cucitura del collo è stata tutto meno che ovvia, cosí come anche quella delle maniche. Insomma, abbiamo dovuto ri-tagliare la stoffa qualche volta in più… ma alla fine il puzzle l’abbiamo risolto.

13) Applicare le tasche (finte)

Per semplificarci un minino la vita, abbiamo deciso di sostituire le tasche vere previste dal modello con delle tasche “simboliche”, vale a dire applicare solo quella che ho imparato chiamarsi “pateletta”. Stessa storia per il taschino previsto sulla parte sinistra del petto. Difficoltà 3 su 4, ok, ma anche meno. 

14) Cucire asole e bottoni

Un dettaglio non trascurabile sono asole e bottoni. Ho trascorso una mattinata a passare in rassegna la scatola dei bottoni vecchi di mamma, inclusa una discreta quantità di bottoni delle Ferrovie Italiane – bottoni di scorta delle divise di lavoro di papà. Alla fine però abbiamo deciso di chiedere aiuto a zia Emidia, che anni fa aveva una merceria e ha ancora oggi una macchinetta professionale per ricoprire i bottoni di stoffa. Cosí abbiamo usato gli ultimi ritagli di stoffa superstiti dei cento tagli per creare dei bottoni perfettamente abbinati. 

15) Fili superflui

Siamo agli sgoccioli, è il 2 novembre: ce la siamo presa con comodo lavorando poco per giorno, ma ora tutto è pronto. Non mi resta che rimuovere i fili di troppo, tagliare quelli troppo lunghi e assumere una posa plastica per fare sfoggio del risultato. 


Anche se ho effettivamente cucito pochino in senso stretto, osservando e assistendo mamma ho imparato tantissimo. Torno a Londra con una tuta che potrebbe tranquillamente costare centinaia di euro se fosse in vendita, e lascio in Italia… una mamma che ha deciso abbandonare zappe e rastrelli digitali per “ricacciarsi” il modello di una giacca per sé. 

Sta volta mi ha garantito che misurerà cento volte almeno.

2 thoughts on “Cento misure, un taglio solo

  1. I nostri genitori, gli eroi silenziosi delle nostre vite! È stato emozionante per me immergermi in questo scena familiare che descrivi, e ritrovarmi ancora figlia, nonostante la distanza, il passare del tempo e qualche rancore. Un privilegio unico da celebrare finché si può . Grazie per questo regalo, stasera chiamerò mamma 😂

    Questo racconto racchiude l’essenza della vita, con le sfide e l’importanza di affiancarsi alle persone giuste per raggiungere i propri obiettivi. La fiducia e la tenacia, poi, le armi per ‘vincere’. Complimenti per il vestito, bellissimo non solo nell’estetica ma anche per tutto ciò che rappresenta ❤️

    P.S. che bella signora la tua mamma!

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  2. Grazie mille Emanuela, per questo tuo commento gentile e premuroso! Sono contenta che il vestito ti sia piaciuto: di certo è stato una sfida, ma anche un bel modo di passare tempo insieme alla mia “bella signora”! Spero che la chiamata con la tua mamma sia stata piacevole. 🙂 Un abbraccio! Sara

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